Vite e Vino nella storia della Sicilia

A cura di Vincenzo Siragusa di Botingaro
Docente I.P.S.S.A.R. “Paolo Borsellino” di Palermo

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Da sempre il vino è un prodotto caratterizzante della Sicilia; è una delle regioni di più antica tradizione viticola, com’è dimostrato dai numerosi reperti archeologici ritrovati e le molteplici fonti letterarie che fanno riferimento ai rinomati vini siciliani.
Sin dall’epoca dei Fenici (IX-IV secolo a.C. insediati nella Sicilia occidentale), la produzione, il consumo e il commercio di vino è testimoniato dalla presenza di anfore che venivano utilizzate per il trasporto, e da altre tipologie di ceramiche, quali brocche e coppe, che costituivano i “servizi” normalmente impiegati per il consumo di vino.
Grande splendore i vigneti ebbero durante la colonizzazione dei Greci (VIII-III secolo a.C. Insediati nella Sicilia orientale), che introdussero alcuni vitigni come il Grecanico, (giunto sino ai nostri giorni).
Ritroviamo raffigurazioni di scene viticole sulle monete, a testimonianza della sviluppata attività economica legata alla produzione vinaria.
Il tutto è testimoniato dai reperti archeologici trovati nell’isola, oggi conservati ed esposti nel museo di Marsala.

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Nel III sec. a. C. la Sicilia divenne Romana.
Plinio citava il Mamertino del messinese, quando Cesare brindò alla festa per il suo trionfo al terzo consolato.
A Pompei, sono stati ritrovati orci di vino siciliano, che facevano concorrenza a quelli locali campani, pur anch’essi apprezzati. Resti di vino Siciliano sono stati trovati anche in Gallia.
Durante il declino dei Romani, in Sicilia si affermano la classe dei grandi proprietari terrieri, come è attestato dalla presenza di grandi ville rustiche, nota ne è il Casale di Piazza Armerina, nei cui mosaici sono rappresentate scene di vendemmia, a testimonianza della coltivazione dei vigneti nel territorio.
Successivamente, le continue invasioni dei Barbari nelle campagne portarono all’abbandono delle stesse, per cui la coltivazione della vite cadde in declino.
Nel IX sec. giunsero gli Arabi in Sicilia, la vite non fu più coltivata per produrre vino, (il Corano fà divieto di assumere alcolici) ma la viticoltura fece un altro passo avanti. Gli Arabi, infatti, coltivarono ampiamente l’uva da mensa (l’uva passa) introducendo il vitigno Moscato di Alessandria (oggi meglio conosciuto come Zibibbo) fu introdotto a Pantelleria e si narra che provenga dal Capo Zebib (promontorio in Africa) di fronte l’isola di Pantelleria.
Con i Normanni prima, e con gli Svevi poi, la viticoltura e la produzione del vino tornano in auge, la crescita andò accentuandosi con le dominazione Aragonesi e Spagnoli.
Durante la dominazione degli Spagnoli (1512-1713), nei territori interni aumentarono i vigneti, oliveti e i mandorleti e, dove abbondava l’acqua anche i giardini e le coltivazioni di ortaggi.
Nel cinquecento, Tommaso Fazello, nel suo “De rebus Siculis”, cita come zone assai vitate il territorio di Aci, il contado (la campagna che si estende intorno alla città) di Messina, la pianura ai piedi dell’Etna, la Val di Mazara e la piana di Palermo.
Nel seicento Andrea Bacci, nel suo celebre “Naturali vinorum historia”, cita i vigneti alle falde del Monte Erice, quelli del territorio di Palermo e dell’isola di Lipari.
L’importanza della produzione vitivinicola in questo periodo viene attestata dalla nascita di numerose botteghe di vendita di vino e dalla nascita di maestranze di bottai a Salemi e a Palermo.
Durante il successivo dominio dei Piemontesi e degli Austriaci la viticoltura visse un periodo di crisi; si risollevò in epoca Borbonica, come attesta il viaggiatore Lucchese G.A. Arnolfini, nel suo “Giornale di viaggio” del 1776, parla del vino siciliano che si produce in abbondanza in tutte le parti dell’isola.
Nel 1770 sotto il dominio dei Borboni un mercante Inglese di Liverpool Jonh Woodhouse assaggia il un vino nel trapanese, piacque e decide di esportarlo in Inghilterra, nella paura che durante il viaggio il vino possa rovinarsi decide di fortificarlo con dell’alcol, empiricamente scrive la formula del “marsala”. Ritornato in Sicilia nel giro di tre anni costruisce cantine e depositi legando a sé i contadini che producono le uve bianche e zuccherine battute dallo scirocco del Sahara. Sviluppando il commercio del vino Marsala con l’Inghilterra. Per mezzo secolo i produttori del marsala furono Inglesi Anche Benjamin Ingham apre diversi stabilimenti a Marsala e Mazara.
Nel 1773 partono per l’Inghilterra le prime 50 “pippe” (20.000 litri). (botte da 400 litri).
Ma ad esaltare lo sviluppo del commercio del Marsala contribuì in maniera preponderante l’imprenditore Vincenzo Florio.
Nel 1862, Garibaldi visitò lo stabilimento Florio, bevve e lodò il Marsala dolce che da allora in poi fu denominato “Garibaldi dolce”.
Nel 1880 l’invasione della fillossera (Philloxera Vaxstratis – insetto nocivo per la vite) distrugge gran parte dei vigneti dell’isola, e la vite segnò una battuta d’arresto, e venne soppiantata da altre colture.
Agli inizi del XX secolo (1900) si diffuse la tecnica dell’innesto su vite americana resistente alla fillossera e la vite cominciò nuovamente a verdeggiare.
Per molti decenni i nostri vini ricchi di alcol e ricchi di colore venivano esportati in Francia come vini da taglio.
La crisi conseguente alla fillossera e la guerra commerciale con la Francia segnarono la fine della produzione dei vini ad alta gradazione ed ad intenso colore.
Negli gli anni 60, cominciò in Sicilia la fase di riorganizzazione e rilancio della viticoltura, che ha dato ottimi risultati e ha condotto alla produzione odierna diversificata, moderna, di alta qualità, con vini con un tenore alcolico più basso rispetto a prima, profumati e freschi.
Proprio per questo nel 1950 il Parlamento Siciliano avverti l’esigenza di creare un ente che valorizzasse tale produzione, nacque così l’I.R.V.V., unico nel suo genere in Italia che delineava principalmente due essenziali linee giuda:
1) la ricerca e la sperimentazione vitivinicola, (che consiste in un continuo lavoro di ricerca da parte degli agronomi), sull’ampliamento e sul miglioramento qualitativo delle zone coltivate a vite, mediante la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’introduzione di nuovi vitigni di varietà autorizzate in modo che possano valorizzare le qualità finali.
2) Azioni promozionali mirate a riqualificare il vino siciliano e diffondere un’immagine positiva per conquistare nuovi spazi nei mercati nazionali e internazionali.
Vengono attuate azioni promozionali, campagne pubblicitarie, relazioni pubbliche, partecipazioni a fiere, concorsi vinicoli, degustazioni, convegni ecc.
I produttori iniziano a muoversi partecipando a fiere nazionali e internazionali, come il vinitaly, vinexpo, finanche in fiere all’estero come a Londra
E’ verso la fine degli anni ’80 ed i primi anni ’90 si può indicare l’inizio della moderna storia del vino siciliano.
Si rafforza la capacità della Sicilia a produrre vini bianchi di qualità sia con vitigni autoctoni come Inzolia, Catarratto, Grillo, sia con vitigni alloctoni, come lo Chardon-nay, Muller Turgau e Sauvignon.
Negli anni novanta inizia la sperimentazione e la produ-zione di vini rossi di alta qualità con il vitigno autoctono Nero d’Avola e gli alloctoni Cabernet, Merlot, Syrah, Pe-tit Verdot e Pinot nero.
Il protagonista indiscusso di tale nuovo corso è il Nero d’Avola, che anche in assemblaggio con altri vitigni internazionali riesce a caratterizzare e a marcare il vino stesso, non solo per l’aspetto cromatico, ma soprattutto perchè conferisce al vino una tipicità riconducibile ai sapori mediterranei.

Vincenzo Siragusa di Botingaro

Vincenzo Siragusa di Botingaro

Mi chiamo Vincenzo Siragusa di Botingaro, dal 1980 svolgo il ruolo di docente Tecnico-Pratico di Sala Bar presso l’ I.P.S.S.A.R. “Paolo Borsellino” di Palermo. Durante la mia esperienza quarantennale nell’istituto Alberghiero, non ho mai smesso di partecipare a tutte quelle attività di aggiornamento e arricchimento professionale sia dal punto di vista didattico che pratico.
Contemporaneamente al ruolo di docente ho svolto il ruolo di Maître d’Hotel e per dare più spessore e valore alla mia professione, negli anni 90 ho partecipato al corso di tre livelli come sommelier professionista svolto dall’A.I.S.
L’impegno verso la professione mi ha portato a svolgere mansioni come direttore di Catering e Banqueting fino alla gestione di strutture di ristorazione.
In tutti questi anni oltre alle attività pratiche verso gli alunni interni alla mia scuola, ho avuto altri incarichi di docenza professionale che mi hanno permesso di accompagnarli nella loro formazione, non lesinando la mia partecipazione a tutte quelle attività di apertura al territorio in cui il nostro istituto era chiamato ad essere di esempio.
Sempre durante la mia lunga carriera scolastica, ho avuto modo di accompagnare i ragazzi in stage di formazione professionale, (dal Danieli di Venezia a varie strutture Alberghiere sia in Italia che all’estero, fino ad esperienze sulla Costa Crociere). Durante questi anni ho formato centinaia, se non migliaia di alunni, che oggi svolgono incarichi di prestigio sempre nel campo della ristorazione (Maître d’Hotel, F&B, proprietari di ristoranti, docenti presso Istituti Alberghieri).
In ultimo, ho ricevuto da parte del MIUR UFF. SCOLASTICO REGIONALE PER LA SICILIA – DIREZIONE REGIONALE, incarico come componente della commissione per l’immissione in Ruolo per la classe di concorso B021; “Laboratori di servizi enogastronomici, settore sala e vendita”.
Oggi come sempre sono pronto a raggiungere nuove mete, cercando di arricchire sempre di più il mio bagaglio culturale e professionale per poter trasmettere ai giovani che vogliono o hanno già intrapreso quest’attività quell’amore e quella dedizione al lavoro che mi hanno sempre contraddistinto.