

“Il Mangiamaccheroni” di Mathias Stomer
olio su tela Museo di Capodimonte

il “Mangiatore di pasta” di Luca Giordano
olio su tela 1660 ca. Università di Princeton
Durante le mie visite presso il Museo di Capodimonte, la Certosa di San Martino e il Palazzo Reale di Napoli sono sempre rimasta incantata dinnanzi ai quadri di Giacomo Nani (Porto Ercole 1698 – Napoli 1755). Nani era un sopraffino pittore di scene d’ispirazione naturalista e di nature morte che rappresentava con una cura dei dettagli impressionante e raffigurò nei suoi quadri molti alimenti, carni e pesci di ogni specie, frutta e dolci, trionfi di ogni tipo, lasciandoci una testimonianza visiva dei cibi e delle vivande della cucina del suo tempo. In uno dei quadri di Nani, “Natura morta con piatto di maccheroni”, è raffigurato un bel piatto di maccheroni. Ciò che colpisce è che nel quadro i maccheroni hanno una posizione centrale, predominante rispetto agli altri cibi pur importanti come la carne, il pollame, il pane, le pere, il fiasco di vino ed una torta. Accanto ai maccheroni, abbondanti tanto da sembrare che straripino dal piatto, una grattugia con sopra un pezzo di formaggio. Sono passati secoli ma la modernità della composizione di questo quadro è disarmante nella sua attualità poiché quando fotografiamo i nostri piatti per pubblicarli sui social ci sentiamo quasi degli “artisti”, cerchiamo con il nostro cellulare angolature particolari e componiamo dei veri e propri “set fotografici” in miniatura e poi, quando ci ritroviamo dinnanzi a un’opera d’arte di questa bellezza, possiamo solo prendere atto del fatto che non abbiamo inventato proprio niente!

Giacomo Nani (secolo XVIII), Natura morta con piatto di maccheroni
Concludo questo rapido excursus giungendo ai nostri giorni con l’opera di uno dei nostri pittori siciliani più importanti e più rappresentativi della sicilianità: Renato Guttuso che nel 1956 dipinge “L’uomo che mangia gli spaghetti”. In questo quadro il pittore raffigura il padre nell’atto di consumare un piatto abbondante di spaghetti. La tovaglia sul tavolo è stesa male, probabilmente è stata tirata via dalla mano sinistra per avvicinare il piatto, non ci sono altre stoviglie o bicchieri, l’uomo indossa ancora la giacca e la sua bocca è spalancata: tutto concorre a far pensare che sia appena tornato a casa e che l’incontro tra il piatto e il suo consumatore stia avvenendo quasi d’impeto. Colpisce lo sfondo nero della scena che trova una spiegazione nel fatto che il padre, tornando a casa dal lavoro usava chiudere le tende per mandar via le mosche in modo da poter gustare il suo piatto di spaghetti al pomodoro in santa pace. E come non condividere!
Cristina Colajanni
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