Il grano è di qualità, ma i prezzi calano. Intervista alla Presidente Margherita Tomasello

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La siccità invernale sulle Alte Madonie ha contribuito a risollevare anche la produzione del frumento coltivato in regime biologico

Il grano e di qualità, ma i prezzi calano

Le rese si sono innalzate: 40-50 quintali per ettaro. In picchiata i ricavi: 26 centesimi al chilo

Un’annata positiva e superiore alla media per il grano delle Madonie. Questa volta la siccità invernale ha contribuito a risollevare le sorti del grano duro, che si sta trebbiando in queste settimane. L’assenza di piogge a gennaio, unita ad alcune precipitazioni arrivate al momento giusto nei mesi successivi, ha innalzato le rese rispetto a un anno fa portandole sopra i livelli registrati nel recente passato. Secondo una prima stima, inoltre, la qualità è ottima, ma resta il nodo sui prezzi che è calato rispetto ad un anno fa. I dati raccolti dalla Cia Sicilia Occidentale rilevano una resa variabile tra i quaranta e i cinquanta quintali di grano duro per ettaro nella zona delle Alte Madonie, con punte di settanta quintali nel circondario di Tremonzelli. Nella stessa area, la resa del frumento coltivato in regime biologico si aggira invece sui trenta, trentacinque quintali, sempre per ettaro. Un bel salto in avanti, sul piano numerico, rispetto ad un anno fa quando – in base ai dati diffusi dall’Istat – negli ottantamila ettari di terra coltivata a grano duro nella provincia palermitana la resa è stata di ventisei quintali, per un totale di 2,1 milioni di quintali raccolti. ≪Ci aspettiamo che il mercato riesca ad offrire ai nostri produttori di grano un prezzo che consenta di recuperare le grosse perdite delle ultime due annate≫, ha commentato Antonino Cossentino, presidente della Cia Sicilia Occidentale. ≪Chiediamo alla Regione – ha aggiunto Cossentino – di tenere alta la guardia sui flussi di grano di dubbia provenienza e di dubbia qualità che arrivano in Sicilia. Oltre a immettere nel mercato un prodotto ben al di sotto degli standard del grano duro siciliano, le quantità di frumento importato influiscono negativamente sull’economia dei produttori siciliani, esponendoli ai rischi del mercato ≫. Nel comprensorio madonita le coltivazioni di foraggio sono andate più a macchia di leopardo. Il clima, generoso in inverno e primavera, nell’area di Valledolmo e delle Petralie ha fatto registrare una buona media di trenta balle da 250 chili per ettaro, qualcosa in meno invece nelle altre zone. Archiviata in maniera positiva la partita su quantità e qualità, adesso i produttori devono affrontare la solita battaglia sui prezzi. Come ogni anno, alla vigilia della trebbiatura, in Sicilia sono sbarcate navi con enormi quantità di grano che hanno di fatto abbassato il costo, che dai 31 euro a quintale è passato a 26 euro, secondo i dati Ismea riferiti a fine giugno. In pratica appena 26 centesimi al chilo. In Puglia, dove si è registrato un crollo produttivo del quaranta per cento il prezzo in questi giorni è di 31 euro al quintale. Per Margherita Tomasello, presidente dell’Accademia siciliana della Pasta nonchè vicepresidente di Confcommercio, la difesa del grano siciliano è fondamentale: ≪Certamente è stata un’annata eccezionale per la qualità del nostro grano duro – dice l’imprenditrice la cui famiglia è stata proprietaria dell’omonimo e storico pastificio – e sarebbe un vero peccato se non fosse valorizzato. Gli interessi degli agricoltori dovrebbero essere messi in prima battuta dal governo regionale bloccando una volta e per tutte gli arrivi di navi con grani esteri che fanno solo gli interessi delle multinazionali e delle grandi aziende svilendo non solo il prezzo ma anche la qualità del prodotto finito. Oggi il crescente interesse da parte del consumatore di un prodotto di alta qualità ha determinato sforzi importanti da parte degli agricoltori per mantenere alti standard e la nascita di tanti pastifici artigianali ci fa comprendere come la domanda è particolarmente elevata perchè si cerca qualità e territorialità, filiera corta e serietà di produzione≫.