Il Pane e l’ulivo: antica ricchezza tutta siciliana

A cura di Mariano Carbonetti
Tecnico delle tradizioni antropologiche del mediterraneo.

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La cucina siciliana nasce nella notte dei tempi, ed è una delle poche che possiede una vasta documentazione, sull’origine dei piatti più antichi.

Analizzando i testi degli antichi greci, scopriamo ben presto l’importanza del cibo nella vita comune.

Già nell’odissea scopriamo, che quando Ulisse intraprese la sua folle avventura, in una delle sue fermate, volle sapere se gli abitanti di quella terra, che avrebbe esplorato, fossero civili o no, mandando alcuni uomini in avanscoperta con l’incarico di sapere se quegli uomini si nutrivano di pane oppure no!

Quindi al pane veniva attribuita la “conoscenza, la virtù che solo gli uomini civili potevano avere”.

Vi ricordo che Ateneo portò a conoscenza, che 72 tipi di pane si producevano ad Atene e 14 tipi diversi a Selinunte.

C’era il pane d’orzo, il pane di segale, d’avena, di frumento, il pane con le olive etc.

Un’altra importante scoperta alimentare fu portata alla luce quando Ulisse nella grotta del Ciclope “Polifemo”, scopre il cacio, il latte e l’uva, elementi che delineano la rurale e primordiale cucina.

Proprio pestando l’uva e producendo il mosto, fanno ubriacare Polifemo ed aiutandosi con un palo di ulivo acuminato accecheranno il gigante e riusciranno a mettersi in fuga.

Appare, quindi, un altro elemento fondamentale della cucina siciliana e mediterranea in genere: L’ “ULIVO”.

L’ulivo, a differenza di altri alberi che in Sicilia sono detti “PERI” (peri di limiuni, peri d’aranci ecc.) è chiamato “Chianca”.

L’ulivo arrivò in Sicilia, secondo la mitologia, con Dioniso, ma fonti più attendibili, come ad esempio i più antichi palmenti del mondo di Capo d’Orlando, fanno sicuramente pensare che anche questa ricchezza della natura abbia trovato origine proprio qui nella nostra terra.

I Palmenti sono scavati nel tufo, c’è una vasca grande e una più piccola di sotto, sopra venivano poste le olive e tramite la spremitura, il prezioso succo veniva raccolto nella vasca sottostante. Queste vasche riproducono fedelmente quelle che vengono scambiate, con grande errore, per le più antiche del mondo presenti in Grecia.

Il frutto dell’ulivo assunse un’importanza fondamentale per la cultura del tempo, fonte inesauribile di ricchezza, era impiegato in una infinità di modi:

  1. Veniva spremuto e ricavato il prezioso succo indispensabile all’alimentazione, assumendo ben presto un’importanza “sacrale”.
  2. Veniva conservato in salamoia per averlo sempre disponibile in tutte le stagioni.
  3. Veniva usato per disinfettare le ferite;
  4. Quando cadeva, era una sfortuna non tanto per il semplice fatto superstizioso, ma perché era così nobile e costoso che era peccato che andasse sprecato.

(Si riporta integralmente il testo tra virgolette tratto dalle vie dei tesori).
“L’olivo come simbolo di pace ha radici bibliche. Nei mosaici di Monreale un ramoscello di olivo nel becco della colomba annuncia a Noè la fine del diluvio universale, in quelli della Cappella Palatina di Palermo, i ragazzi agitano rami d’ulivo per festeggiare l’entrata di Gesù Cristo a Gerusalemme la Domenica delle Palme.

Il pane e il vino si trasformarono in corpo e sangue di Cristo. Il pane materiale divenne spirituale, e un sermone di Sant’Agostino spiega con estrema precisione l’identità metaforica fra la formazione del nuovo cristiano e la fabbricazione del pane. L’olio portava luce e calore, accendeva le luminarie nei luoghi sacri, sanciva i sacramenti (battesimo, cresima, ordinazione dei sacerdoti, estrema unzione); tramite la benedizione dei bambini e dei morenti, lubrificava il passaggio nella vita e nella morte.” – (“dalla vie dei tesori”).